Popillia japonica

Chi possiede un albero da frutta, conosce le problematiche legate alla lotta agli insetti che approfittano delle nostre passioni per i propri allevamenti.

Mi riferisco alle formiche, specie molto invadente che costruisce le proprie colonie nelle fessure dei manufatti umani dove è facile procurarsi cibo, sia che si tratti delle briciole dei nostri avanzi o delle nostre piante, in particolare quelle da frutta che producono nettare zuccherino, facendosi aiutare dagli afidi, che allevano per raccogliere la “melata”, secrezione zuccherina, che questi dannosi animaletti producono succhiando la linfa dalle foglie più tenere e succose  o  direttamente dai frutti ; oltre a provocarne l’avvizzimento delle foglie e il raggrinzimento dei frutti infetta la pianta con funghi e fumaggini.

Trattandosi di frutta che coltiviamo per godere anche della fioritura primaverile, vorremmo anche vedere i fiori trasformarsi in frutta, buona da mangiare senza ingerire i pesticidi di sintesi che l’agricoltura utilizza per poter vendere i prodotti oltre che buoni da mangiare, anche belli da vedere.

Con queste considerazioni, negli ultimi anni ho cercato rimedi naturali per debellare queste infestazioni.

Combattere i nidi di formiche è abbastanza facile, bisogna seguire alcune accortezze come tenere pulita la cucina dagli avanzi che cadono per terra, chiudere in contenitori ermetici il cibo che si acquista, dopo aver aperto la confezione.

Individuato il punto di ingresso o la loro tana, seguendo la colonna di questi animaletti che trasportano il cibo occorre mettere sul loro percorso le esche zuccherine che è trasportato nella colonia di formiche, sterminandole; probabilmente c’è chi pensa chi pensa che questa sia una pratica cruenta indegna degli esseri umani è perché non ha mai visto i danni provocati nelle case e sui terrazzi dove ci sono le loro tane.

È evidente che oltre a non sopportare la presenza delle formiche e delle zanzare, convivo tranquillamente con i ragni domestici, con le api, con le coccinelle o altri imenotteri che sono nemici naturale degli afidi e anche con le lucertole; quando sto facendo i lavori di mantenimento del terrazzo mi seguono e osservano incuriositi.

Negli ultimi due anni è arrivata una nuova minaccia, la popillia Japonica, che distrugge le foglie lasciando solo la nervatura, privando la pianta della possibilità di utilizzare la luce solare per la fotosintesi.

Lo scorso anno ho visto morire la pianta di “mirtillo americano”, che avevo in un grosso vaso sul terrazzo, dopo aver perso gradualmente le foglie, piano piano le piante si sono rinsecchite, senza apparente motivo.

Quando l’ho tolto dal vaso ho riscontrato la presenza di grosse larve bianche, che hanno divorato le radici.

Anche la pianta d’uva, con le radici nel giardino, si stava completamente rinsecchendo, quando dopo aver individuato i coleotteri colpevoli, che resistevano ai continui trattamenti con olio di Neem e sapone molle, ho aggiunto un'altra sostanza che sapevo essere stata usata in passato come insetticida, in particolare contro le formiche, riuscendo a salvare quello che era rimasto della pianta d’uva.

Non ho pubblicato questo articolo lo scorso anno perché volevo essere sicuro che effettivamente la sostanza usata avesse l’effetto desiderato contro il parassita.

Questa primavera la pianta d’uva si è risvegliata dalla pausa invernale, ha emesso nuove foglie e l’inflorescenza fruttifera è stata visitata dalle api e dagli altri imenotteri, come anche le piante di albicocco, il susino, il pero e i peschi; la maggioranze delle piante nei miei vasi, sono cresciute spontaneamente dai noccioli che butto nei vasi e seleziono dopo l’eventuale crescita rinvasandole fintanto che raggiungono il terzo anno, quando iniziano a fruttificare, se i frutti meritano, trasferisco le piante nel terreno, dove possono svilupparsi ulteriormente.

All’inizio di giugno, la Popilla Japonica si è risvegliata dal letargo, a causa di questa estate arida e prematura, iniziando a banchettare con le tenere foglie dell’uva.

Non essendoci più la presenza di api, che si sono spostate sui fiori nei vasi, ho iniziato il trattamento adottato lo scorso anno, irrorando le foglie con il parassita, che non cade stecchito, ma non gradisce il trattamento ma continua a copulare e a mangiare le foglie; dopo tre giorni, quando sulle foglie appaiono dei puntini bianchi dovuto alla evaporazione dell’acqua con cui ho sciolto la sostanza, la Popilla Japonica non ritorna più.

A metà luglio l’uva è matura, e le nuove foglie sono tornate senza essere attaccate dalla Popilla Japonica.

La sostanza che utilizzo è il Borace, sostanza che chi ha figli che frequentano la scuola media hanno sicuramente in casa, perché è un componente con la colla vinilica per formare lo “slime”, sostanza appiccicosa amata dai bambini; il borace è utilizzato nei detersivi, come fondente per metalli, nell’analisi chimica per il saggio alla perla e come insetticida contro le formiche.

Il trattamento deve essere ripetuto anche sulle nuove foglie, perché se nelle vicinanze c’è una invasione, ritornano, forse non le stesse, ma le nuove generazioni di sicuro sì.

Per questo motivo ho cercato ausili naturali in grado di colpire solo gli insetti che ritengo dannosi, tra questi, l’olio di Neem e il sapone molle di Potassio e il bacillo Thuringensis, che purtroppo è fotolabile, pertanto se la pianta è in pieno sole, il bacillo muore, il trattamento deve essere fatto al tramonto o quando piove , meglio se nel tardo autunno o inizio primavera, in modo che penetri nel terreno dove svernano le larve, e, se proprio devo usare un insetticida, contro le zanzare, utilizzo gli estratti di Piretro, ma non dove ci sono fiori che attirano le api.

Il trattamento invernale e primaverile con l’olio di Neem e sapone molle, ha salvato i peschi dalla bolla, il melo attaccato dalla cocciniglia, le formiche e gli afidi sono sotto controllo, il ragnetto rosso e le zanzare non ancora, quest’ultime a causa dei vicini che lasciano i sottovasi o le bacinelle piene d’acqua senza l’accortezza di inserire dei pezzi di rame, che è tossico per le larve di zanzara, che dire poi dei tombini stradali mal progettati, che mantengono l’acqua anche nei mesi siccitosi e che a detta dell’ufficio tecnico comunale non è permesso rivestire la parete, con rame e non fanno neppure le disinfezioni per tenere sotto controllo la diffusione degli anofeli.

UVA

Le foglie sono ricresciute, si vedono le cicatrici lasciate dagli attacchi subiti dal coleottero.

piante cfiorite 2022

La dose che ho spruzzato sulle foglie è di circa 15 grammi litro.

Il borace ha una solubilità di circa 50 grammi litro, se non disponete di una bilancia potete sciogliere il borace aggiungendo piccole quantità del sale in un contenitore da un litro finché rimane un residuo bianco insolubile, quindi si utilizza un quarto di questa soluzione aggiungendo tre quarti di acqua.

E’ preferibile usare  l’acqua deionizzata che si può acquistare nei supermercati.

Ho catturato una coppia di Popilla Japonica, intenta a riprodursi su di una foglia spruzzata con la soluzione “Olio di Neem, sapone molle e Borace”, senza essere disturbati dalla recente doccia.

Ho posto la coppia in un contenitore attendendo l’evaporazione della soluzione acquosa per vedere se il trattamento rende solo indigesto la foglia oppure se ha un effetto anche sul coleottero.

La femmina, molto più piccola del maschio ha rallentato i movimenti fino a ripiegare le zampe sul ventre senza più muoversi; Il maschio ha continuato a muoversi, dopo di che è volato via.

I biologi e gli agrari, oltre a favorire l’utilizzo delle trappole con ferormoni, da piazzare nei luoghi infestati da questo coleottero, potranno testare il trattamento per evidenziare eventuali effetti collaterali dannosi per la salute umana e per gli insetti impollinatori.

rick-3Riccardo Monti