Cold Fusion

cappa

Mi interessai alla fusione fredda nel 1989, quando fu divulgata la notizia che Fleischmann e Pons, mostrarono al mondo intero, che era possibile produrre, chimicamente, più energia di quella utilizzata per innescare la reazione chimica; contraddicendo uno dei pilastri fondamentali della termodinamica:

 nulla si crea nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Un amico del centro di ricerche EURATOM  Ispra – Varese, mi consegnò due relazioni del CNR, che replicava l’esperimento utilizzando un flusso di Deuterio, un isotopo dell’idrogeno,  fatto passare su un filamento riscaldato, di Litio.

Come risultato dell’esperimento si ottenne Elio (He) con un eccesso di energia prodotta del 5%.

recentemente Rossi, utilizzando isotopi di nichel, in collaborazione con l’università di Bologna ha riproposto l’argomento.

Anche “brillouin” commercializza e un sistema che si basa su questo principio

Fusione fredda o LENR,  permette l’ipotetica, trasformazione di atomi, o meglio dei suoi isotopi, in altri con lo stesso numero atomico ma con numero di massa differente, cioè atomi con lo stesso numero di elettroni e di protoni, ma con un numero di neutroni nel nucleo differente.

Questo tipo di trasformazione, da un atomo a un altro, si chiama trasmutazione, termine relegato per anni a uso degli antichi stregoni che con la “pietra filosofale”, tentavano di trasformare i metalli in oro.

CoNi
Co-Ni

Nel decadimento beta + (più), un protone decade in una coppia neutrone-positrone più un neutrino elettronico: l’esempio mostra la trasformazione del fluoro in ossigeno.

fluoro-ossigeno

Nel 2003, all’ITIS di Varese, con l’aiuto di un mio collega e amico, dottor Vacante Salvatore, previa autorizzazione del preside, affrontammo il problema dal punto di vista termodinamico, utilizzando un calorimetro, per rilevare la quantità di calore emesso dalla reazione e Labview, per quantificare l’energia necessaria per innescare la reazione.

Lo scopo del nostro esperimento, non fu ricercare i prodotti della trasmutazione, ma verificare se effettivamente c’era una produzione di energia superiore a quella utilizzata per innescare la reazione medesima.

Oltre all’utilizzo di una cappa di aspirazione anti esplosione, usammo un contatore Geiger, in grado di rilevare anche i raggi beta e gamma, ma non rilevò alcuna emissione di radiazione nucleare.

Dall’esperimento emerse che, effettivamente, c’era un surplus di energia.

Calcolando l’energia assorbita necessaria per innescare la reazione, 33.000 kcal, e quella rilevata, 66.000 kcal. Ottenemmo il doppio! ; pur considerando l’energia di condensazione e trascurando l’energia luminosa emessa.

Si tratta di una normale reazione elettrolitica, dove c’è un Anodo e un Catodo, al catodo avviene la reazione di riduzione con formazione di idrogeno, al anodo c’è la produzione di ossigeno.

La formazione di plasma avviene sopra una certa temperatura, tipicamente sopra i 90° C.

Come catodo, utilizzammo il tungsteno, perché ha un punto di fusione elevato.

Riccardo Monti